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Montefiascone Medioevale Introduzione

Il percorso della Cassia, in epoca altomedievale, coincise, nel tratto che da Acquapendente conduce a Roma, con quello della Via Francigena. Le origini di questa strada risalgono al periodo longobardo, quando venne scelta per unire la capitale Pavia con i ducati centromeridionali. In età carolingia prese il nome di Francigena o Francesca in quanto permetteva di collegare la Francia e i Paesi d’oltralpe con Roma. Da quel momento la strada rivestì il ruolo fondamentale di cammino devozionale per i pellegrini penitenti che da tutta Europa si dirigevano verso Roma o verso la Terrasanta.

In epoca medievale Montefiascone fu uno dei centri più importanti del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia del quale la tradizione vuole che sia entrato a far parte sin dal 726 quando, a seguito della lotta iconoclasta, il Ducato Romano si donò spontaneamente al Pontefice. La donazione di Sutri (728) rese ufficiale il Patrimonium Beati Petri che, in seguito, fu ulteriormente ampliato grazie alle donazioni di Pipino, Carlo Magno, Carlo il Calvo, Ottone I e Enrico I.

L’organizzazione e la gestione delle terre falische era demandata a due importanti insediamenti monastici: l’Abbazia di Farfa e l’Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata. Numerosi sono, infatti, i documenti di transazioni e di vendite di proprietà e di terreni situati nel Vico o Cagio Flaviano o Flabiano, mentre non viene fatta alcuna menzione della città di Montefiascone.

La maggior parte degli studiosi ha identificato questo Vico proprio con la zona posta alle pendici del colle falisco. Evidentemente la venerazione delle reliquie del martire Flaviano, che qui si conservavano in una chiesa primitiva, era talmente importante e diffusa da dare il nome allo stesso insediamento. Un Privilegio di Leone IV, della metà del IX secolo, indica, in modo abbastanza preciso, la presenza, intorno alla chiesa dedicata a Santa Maria, di una serie di abitazioni che costituivano un borgo. Il sacro edificio risulta legato alla pieve di San Pietro in Vico Pergolata, situata sulle sponde orientali del lago di Bolsena, alle dipendenze della quale si trovano anche la chiesa di S. Andrea in campo e la Cappella di San Pancrazio.

Successivamente, i beni e i possedimenti di tale cenobio, caduto in disgrazia, passarono alla chiesa dedicata a Santa Maria e Santa Lucia, posta nella stessa valle del lago. Per quanto riguarda Montefiascone, dunque, accanto all’insediamento sito sulla sommità del colle, dove si trovava un nucleo fortificato, attestato con sicurezza solo a partire dal 1048[9], c’era un nucleo abitativo anche ai piedi del declivio, sviluppato intorno al fulcro religioso della chiesa e posto in prossimità dello snodo viario del quale la Cassia, e quindi la Francigena, costituiva l’arteria principale.

Questo borgo subì una distruzione che dovette essere completa coinvolgendo in modo massiccio anche la chiesa, quando nel 1187, l’esercito viterbese, al servizio del Papa, con un violento incendio, costrinse alla resa le truppe imperiali arroccate nella fortezza falisca. La popolazione si spostò allora verso l’alto, lasciando il primo insediamento cosicché l’abitato intorno alla fortificazione si ampliò notevolmente, sviluppandosi soprattutto verso settentrione, lungo il versante meno ripido dell’altura, venendo, in seguito, compreso all’interno di una nuova cinta muraria. La Chiesa di san Flaviano venne ristrutturata rimanendo il principale edificio religioso di Montefiascone.

L’edificio principale continuò a essere il castello scelto da Innocenzo III, per la sua naturale posizione strategica, quale sede del Rettore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia e quale residenza estiva da molti altri pontefici. Innocenzo III, secondo la tradizione, ristrutturò la Rocca, al fine di renderla più idonea a svolgere tale nuova funzione, e la dotò di una cappella dedicata alla Vergine, costruita nelle immediate vicinanze : la chiesa di S. Maria in Castello.

Inoltre, agli inizi del XIV secolo, la chiesa venne ampliata e dotata di una ricca decorazione pittorica. Il ruolo fondamentale rivestito dalla chiesa di San Flaviano dipese anche dall’essere stata la settima delle stazioni che scandivano, lungo la Via Francigena, il cammino dei pellegrini medievali diretti a Roma, meta finale del loro viaggio di penitenza. La chiesa falisca agli occhi del fedele “...richiamava forse le strutture della ‘rotonda’ della basilica gerosolimitana del Santo Sepolcro ...” .

Lungo la strada, accanto alle chiese, sorsero numerosi luoghi di ospitalità per accogliere viandanti bisognosi di ricovero e di assistenza. La tradizione locale vuole che uno di essi fosse sorto proprio accanto alla Basilica di San Flaviano e lo identifica con il casamento addossato al fianco meridionale che, dalla metà del XV secolo, ospitava un asilo di monache. Inoltre, un altro Ospizio, dedicato alla Madonna delle Grazie, è attestato, sin dal XIV secolo, a poca distanza dalla chiesa.

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